117) Huizinga. Confronto fra l'uomo di una volta e quello di oggi.
Huizinga afferma che l'uomo di una volta sapeva l'essenziale, che
 proprio ci che l'uomo d'oggi ha perduto. La prima conseguenza 
un indebolimento del giudizio. Inoltre il consumismo, distraendo
continuamente, ha indebolito la capacit di concentrazione e di
riflessione. Infine oggi l'istruzione rende sottoistruiti.
J. Huizinga, La crisi della civilt, Einaudi, Torino, 1978, pagine
43-46.

 Il contadino, il marinaio, l'artigiano di una volta, nel tesoro
delle sue conoscenze pratiche trovava anche lo schema spirituale
con cui misurare la vita e il mondo. A meno di essere un
chiacchierone - in ogni tempo ce ne furono! - sapeva di essere
inadatto a giudicare delle cose estranee al suo ambito. Dove
capiva che non arrivava il proprio giudizio, s'inchinava
all'autorit. Poteva, nella sua limitatezza, essere saggio. La
limitatezza dei suoi modi di esprimersi, puntellata dalla
conoscenza delle Sacre Scritture e dei proverbi, gli dava
precisamente uno stile e, a volte, lo faceva parere eloquente.
La moderna organizzazione per la diffusione del sapere conduce,
ahim, alla perdita dei salutari effetti di quelle limitazioni.
L'uomo medio dei paesi occidentali oggi sa un po' di tutto, e
altre cose ancora. Ha il giornale con la colazione, e il bottone
della radio a portata di mano. La sera, dopo aver trascorso la
giornata in un lavoro o in un negozio che non gli hanno insegnato
nulla di essenziale, lo aspetta un film, un giuoco di carte o
un'assemblea.
[...].
Anche dove l'individuo sia animato da un sincero impulso verso il
sapere e la bellezza, dato l'ossessionante sviluppo dei mezzi di
diffusione meccanica dello scibile, difficilmente egli potr
sottrarsi alla noia di ricevere, bell'e confezionati o
strombazzati, giudizi e nozioni. Un sapere, che  a un tempo vario
e superficiale, e un orizzonte spirituale che per un occhio non
protetto dalla critica  troppo ampio, devono portare
inevitabilmente a un indebolimento del giudizio.
[...].
Il meccanismo dei moderni divertimenti di massa costituisce
inoltre, essenzialmente, un impedimento alla concentrazione.
L'elemento dell'abbandono e della trasfusione nell'opera d'arte,
data la riproduzione meccanica di ci che si vede e si ode, vien
meno per forza. Manca quel ripiegamento su quanto vi  in noi di
pi profondo e il senso di ci che, nel momento, vi  di sacro,
sono cose che non possono mancare all'uomo che voglia possedere
una cultura.
La suggestibilit visiva sempre pronta  il punto attraverso il
quale la pubblicit afferra l'uomo moderno, e lo colpisce nel lato
debole della sua diminuita capacit di giudicare. Questo vale
ugualmente per la pubblicit commerciale come per la propaganda
politica. L'annunzio reclamistico con un'immagine impressionante
risveglia in noi il pensiero della soddisfazione di un desiderio.
Esso d all'immagine la veste pi sentimentale possibile.
Stabilisce uno stato d'animo, e con ci fa appello alla formazione
di un giudizio, che si compie tutto in un rapido istante. Se ci si
chiede come di fatto la pubblicit agisca sugli individui, e
compia in modo rimunerativo la sua funzione, la risposta non 
cos semplice. L'individuo si risolve egli effettivamente
all'acquisto della merce vedendo o leggendo l'annunzio? O questo
non fa altro che confermare nel cervello dei pi un ricordo, a cui
essi reagiscono meccanicamente? O fa parte del giuoco una tal
quale intossicazione cerebrale?.
Ancor pi difficile da definire  l'effetto della propaganda
politica. Quando un individuo si reca alle urne, pu egli essere
indotto a votare in un senso anzich in un altro dalla vista delle
varie spade, falci e martelli, ruote dentate, pugni, soli che
spuntano, mani insanguinate eccetera, che i partiti gli fanno
balenare dinanzi? Non lo sappiamo e possiamo lasciare insoluto il
problema. Certo la pubblicit, in tutte le sue forme, specula su
un raziocinio indebolito e, grazie alla sua enorme diffusione e
importunit, coopera all'indebolimento.
Il nostro tempo  pertanto dinanzi al fatto umiliante che due
grandi progressi culturali, da cui molto ci si aspettava,
l'istruzione obbligatoria e la pubblicit, invece di concorrere
all'elevazione del livello culturale, come pareva ovvio, portano
con s, nella loro applicazione, alcuni sintomi di degenerazione e
d'indebolimento. Nozioni d'ogni genere, in una misura non mai
pensata finora, e allestite in modi non mai immaginati, vengono
messe a portata delle masse; ma c' qual cosa che non va
nell'attitudine ad assimilare l'istruzione ricevuta in modo che
giovi veramente a vivere. Una sapienza non elaborata  d'ostacolo
al raziocinio e sbarra la via alla saggezza. L'istruzione rende
sottoistruiti. E' un orribile giuoco di parole; ma purtroppo
contiene un senso profondo.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume V, pagine 76-79.
